Il testamento biologico (detto anche: testamento di vita o dichiarazione anticipata di trattamento) è l’espressione della volontà da parte di una persona in merito alle terapie che intende o non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte.

Secondo la Costituzione italiana nessuno può “essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” (art. 32 Cost.).

L’Italia ha, inoltre, ratificato la “Convenzione sui diritti umani e la biomedicina” di Oviedo del 1997 (legge 28 marzo 2001, n.145) che stabilisce che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la propria volontà, saranno tenuti in considerazione”.

È importante sottolineare, tuttavia, che nonostante la ratifica della Convenzione non sono stati ancora emanati i decreti legislativi previsti dalla legge per l’adattamento dell’ordinamento italiano ai principi e alle norme della Costituzione.

Nel testamento biologico i contenuti possono variare da caso a caso anche perché spesso il testatore scrive cosa pensa in quel momento senza un preciso format (es. donazione degli organi, cremazione, terapia del dolore, accanimento terapeutico).

Di recente, e per la prima volta, un giudice italiano ha riconosciuto la validità del cd. “testamento biologico” applicando – in mancanza di una specifica disciplina – le disposizioni in materia di amministrazione di sostegno.

L’argomento, “eticamente sensibile”, vede posizioni differenti: una corrente di pensiero di tipo laica e radicale sostiene che il testamento è valido anche se verbale ed è possibilista verso l’eutanasia, l’altra corrente, facendo proprie alcune affermazioni contenute in un documento del Comitato Nazionale di Bioetica del 2003, sostiene che il testamento è valido solo per iscritto, che non possa contenere raccomandazioni in contraddizione col diritto positivo, con le norme di buona pratica clinica, con la deontologia medica o che pretendano di imporre attivamente al medico pratiche per lui in scienza e coscienza inaccettabili e che il paziente non può essere legittimato a chiedere e ad ottenere interventi eutanasici a suo favore. Il dibattito è comunque aperto.

Il Consiglio Nazionale del Notariato si è già fatto portavoce di un’auspicabile iniziativa legislativa in materia, al fine di garantire il medico nell’esercizio delle proprie responsabilità. A tal proposito sì è espresso per assicurare la certezza della provenienza della dichiarazione dal suo autore, mediante intervento notarile e la reperibilità della medesima in un registro telematico nazionale.

 

Assocazione Luca Coscioni

Fondazione Umberto Veronesi

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